Disinformazione
COVID-19 e infodemia: come ci siamo informati durante la pandemia?

Durante la pandemia si è parlato molto di infodemia, ma cosa significa questo termine?

Infodemia:

Circolazione di una quantità eccessiva di informazioni, talvolta non vagliate con accuratezza, che rendono difficile orientarsi su un determinato argomento per la difficoltà di individuare fonti affidabili.

Fonte: Treccani

Per comprendere questo problema ti basta pensare a quante notizie hai visto ogni giorno sul Covid. Il bombardamento di informazioni ti ha aiutato a capire la situazione o ha solo creato più confusione?

Come sono cambiate le nostre abitudini informative con il COVID-19?

Tutti noi abbiamo abitudini informative differenti che sono state più o meno sconvolte dall’epidemia.
Secondo un rapporto di Edelman, 7 persone su 10 hanno seguito le notizie sul Coronavirus almeno una volta al giorno. Tra queste:

  • il 74% temeva la diffusione di molte fake news sul virus;
  • il 45% ha faticato a trovare informazioni affidabili sul virus e sui suoi effetti;
  • l’85% avrebbe voluto avere più notizie dagli scienziati invece che dai politici.

Quali sono stati i media più utilizzati?

Secondo il Digital News Report 2020 durante la crisi il consumo di notizie è aumentato in quasi tutto il mondo.
La televisione e i social hanno visto un aumento maggiore rispetto agli altri canali. La stampa invece ha continuato con il trend negativo degli ultimi anni.

Di quali fonti ci siamo fidati?

Prendiamo ancora in considerazione il Digital News Report:

  • Per gli intervistati, le notizie sul COVID-19 provenienti da scienziati e medici sono affidabili all’83%;
  • Le notizie provenienti dalla politica invece si dividono in due categorie. Quelle pubblicate dal Governo sono affidabili al 59% mentre quelle dei singoli politici al 35%.
  • Anche le persone comuni vengono divise in due categorie create dai nostri bias cognitivi. Le notizie condivise da persone che conosciamo sono affidabili al 43%, mentre quelle condivise da chi non conosciamo lo sono al 17%.

L’impatto della disinformazione sull’epidemia

Quali sono i media che condividono notizie false sul COVID-19?

Come puoi vedere dal grafico:

  • La maggior parte degli intervistati ha dichiarato di aver visto molte fake news sul COVID-19 su social media come Facebook e Twitter.
  • Le app di messaggistica istantanea seguono i social. In questo caso il 32% degli intervistati ha dichiarato di aver trovato all’interno di queste piattaforme svariate notizie false sull’argomento.

Oltre a questi canali, non dobbiamo dimenticarci il ruolo che hanno ricoperto alcuni politici. Trump e Bolsonaro sono un esempio di come la disinformazione esista anche fuori dalla rete.
Il Presidente Bolsonaro ha sempre sminuito la pericolosità del virus. Trump invece ha fatto diverse affermazioni pericolose riguardo a metodi per evitare il contagio e per guarire i malati.

Quali fake news sono circolate in Italia?

In Italia sono circolate molte notizie false riguardo al COVID-19. Le più famose sono:

  • Il virus è stato creato in laboratorio;
  • La vitamina C previene il Coronavirus;
  • Le onde radio del 5G propagano il virus;

Molte persone hanno condiviso queste notizie, insieme a molte altre, sui social e sulle app di messaggistica sotto forma di “catene“.

L’infodemia non è solo social

Oltre alla condivisione di fake news da parte di persone comuni dobbiamo anche tenere in considerazione il ruolo di alcuni politici italiani.
Per esempio gli account social della Lega hanno condiviso il video del TGR Leonardo senza contestualizzarlo. In questo modo hanno creato intorno alla notizia un mare di disinformazione e di teorie del complotto.

L’infodemia quindi ha caratterizzato buona parte della pandemia. Non si è limitata ai nuovi media, ma ha trovato spazio anche in televisione e sui giornali, creando così confusione e ancora più diffidenza verso le notizie.

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