Disinformazione
Trump, i social e il fact-checking

Cosa è successo?

Il Presidente degli Stati Uniti qualche giorno fa ha condiviso su Twitter delle informazioni fuorvianti e inesatte sul voto via posta. Per questo motivo i tweet sono stati segnalati con l’etichetta “Get the facts about mail-in ballotts”.

Perché hanno deciso di inserire l’etichetta di fact-checking?

Un portavoce di Twitter ha dichiarato che il social ha aggiunto l’etichetta di fact-checking per offrire agli utenti più contesto riguardo al tema e per aiutarli a comprendere meglio cosa implicherà il voto per posta.

Come è strutturato il fact-checking di quei tweet?

Quando si clicca sull’etichetta si apre un link composto da diversi elementi:

  1. All’inizio ci viene spiegato che quello che ha scritto Trump, secondo svariate fonti autorevoli, è infondato;
  2. Scendendo troviamo la spiegazione di Twitter sul motivo per cui hanno scelto di aggiungere l’etichetta del fact-checking;
  3. Il terzo blocco è formato da un riepilogo a punti di tutta la situazione;
  4. Nel quarto blocco, il più lungo, vengono riportati svariati link di fonti autorevoli che spiegano perché quello che ha detto Trump è infondato.

Twitter non si è limitato al fact-checking

Il 29 maggio un altro tweet di Trump è finito nel mirino della policy del social. Questa volta sono state alcune sue parole sulle proteste negli USA ad essere censurate. Al loro posto è apparso questo avviso: “Questo tweet ha violato le regole di Twitter sull’esaltazione della violenza. Tuttavia, abbiamo deciso di non oscurarlo perché potrebbe essere di pubblico interesse.

Come ha reagito Trump?

Trump ha detto che Twitter, con il suo fact-checking, sta interferendo nelle elezioni presidenziali del 2020.

Inoltre il 2 giugno ha firmato un ordine esecutivo che modifica la sezione 230 del Communications Decency Act.
In poche parole, se qualcuno dovesse postare commenti di odio o fake news sui social, con questo nuovo ordine le piattaforme ne diventerebbero responsabili. Quindi se Trump dovesse pubblicare una notizia falsa in un post, il social potrebbe doverne rispondere in tribunale.
Diversi esperti affermano però che l’ordine esecutivo che Trump ha emanato non è applicabile a livello giuridico.

Cosa hanno risposto gli altri social?

Facebook

Mark Zuckerberg, il fondatore di Facebook, ha rilasciato un’intervista a Fox News affermando che la sua piattaforma non avrebbe censurato i post di Trump.
Dopo questa dichiarazione molti dipendenti hanno deciso di scioperare virtualmente e alcuni hanno dato le loro dimissioni, chiedendo una presa di posizione da parte del social contro l’odio e le fake news.

Snapchat

Snapchat ha dichiarato di aver smesso di promuovere i contenuti di Trump sulla sua piattaforma dopo i commenti controversi sulle proteste degli ultimi giorni.

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